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«il sottosviluppo esiste solo laddove vi è sfiducia nel cambiamento» A. Cottica

Da qualche anno a questa parte va di moda il tentare di demolire l'unità d'Italia partendo da varie ipotesi come il federalismo fiscale e politico. E' vero che l'Italia unita si ha soltanto davanti alle partite di calcio, ma è pur vero che un'Italia disunita provocherebbe l'impoverimento materiale e culturale delle singole regioni a partire proprio da quelle del Nord. Sembrerebbe un paradosso ma la storia ci insegna che alla fine le regione più ricche di risorse naturali sono proprio quelle meridionali fra queste risorse inserisco anche i cervelli che sono la grande energia di queste terre. Senza essere faziosi, fra le regioni di tutta l'Italia, la Sicilia è quella che in questo campo ha una molteplicità di primati. Come diceva Jahann Wolfgang Goethe "l'Italia senza la Sicilia non suscita nello spirito immagine alcuna:proprio qui sta la chiave di tutto".
Il grande letterato tedesco non era il solo a pensarla così; ma il grande limite per i meridionali è stato sempre la presa di coscienza per queste naturali potenzialità e l'adagiarsi su queste cose come se esse, da sole, avessero la forza di produrre ricchezza. In questi ultimi giorni l'origine dei mali è stato ricondotto tutto sull'azione di Giuseppe Garibaldi, ma convinto come sono che la storia non va martellata ma studiata ed elevata a maestra di vita, invito questa comunità ad avviare la discussione sull'argomento. Non serve? Ma certo che serve, dare una scrollata alla dormiente società pattese può far nascere l'amore per questa terra , e come si sa l'amore porta sempre i suoi frutti anche economici.

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Risposte a questa discussione

Caro Nino ,
Ho letto le tue riflessioni sull’unità d’Italia e sul tentativo di minarne le fondamenta attraverso il federalismo politico e fiscale e devo dirti che mi trovi largamente d’accordo.
Tuttavia, credo sia il caso di fare alcuni distinguo perché la storia, quella che tu richiami a “ maestra di vita” ci ricorda che mentre oggi sia Tu che io guardiamo al federalismo con qualche perplessità, quando si cominciò a disgregare lo stato italiano con l’istituzione dei parlamentini regionali, che non servivano e non sono serviti al popolo lavoratore italiano, io , idealmente , stavo in Parlamento insieme a Giorgio Almirante a fare l’ostruzionismo contro la legge istitutiva delle Regioni mentre Tu stavi con i tuoi amici della D. C. e del P.S.I. , contento di aver istituzionalizzato il decentramento amministrativo. (Bando alle polemiche, nella vita l'importante è capire e ravvedersi)
Per quanto riguarda poi il problema sollevato dal Sindaco Sindoni, e cioè se Garibaldi sia da considerare un eroico liberatore o un feroce invasore al soldo dei Savoia, io credo che questo dilemma , purtroppo ricorrente nella dolorosa storia italiana, non sia di facile soluzione e non me la sento di entrare nel merito.
Voglio invece dire che il Sindaco Sindoni , avendo capito che per far pubblicità al suo paese non bastava parlare del mare e delle spiagge ,non avendo altro a cui aggrapparsi, si è inventato questa polemica con Garibaldi e Nino Bixio che , francamente, lascerei cadere nello stesso nulla da dove arriva e mi concentrerei , invece , visto anche il successo di questa estate, sulla Regina Adelasia , cioè, ancora una volta , su quella storia “ maestra di vita” che noi pattesi abbiamo e che altri non hanno.

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Condivido perfettamente l’opinione di Lojacono circa l’utilità di analizzare la storia.
Questa infatti è certamente l’unico strumento attraverso il quale possiamo capire chi eravamo e cosa siamo diventati. L’analisi storica ci consente quindi di fare dei confronti, dei paragoni, tra le condizioni socio-economiche di ieri e quelle di oggi, e ci consente quindi di renderci conto, se gli eventi militari o rivoluzionari e le scelte politiche del passato abbiano prodotto benefici alle popolazioni o se, per contro, siano state penalizzanti. Tutto questo, ovviamente, non costituisce un mero esercizio intellettivo da fare a scopo ludico, ma serve per capire in quale direzione stiamo andando e per renderci conto se tale direzione corrisponde o meno alle nostre aspettative, o se invece stiamo “navigando” verso traguardi di miseria e di disperazione. Personalmente penso gli ultimi centocinquant’anni di storia, siano stati i più penosi ed i più negativi che la Sicilia ed i Siciliani abbiano mai vissuto. Si, proprio così, la Storia più buia i Siciliani l’hanno vissuta e la stanno vivendo, proprio a partire dalla data dell’annessione dell’Isola al Regno d’Italia. Certo non voglio dire che in questo secolo e mezzo non si siano verificati dei considerevoli miglioramenti nelle condizioni di vita dei Siciliani. L’evoluzione della scienza e della tecnologia hanno raggiunto anche le zone più periferiche e marginali del cosiddetto “mondo occidentale”. Oggi la vita media è notevolmente aumentata. Ciascuno di noi possiede l’automobile, uno, due o più cellulari, il computer, ecc. ecc. ecc. Tuttavia, ritengo che ciò sia avvenuto in maniera quasi del tutto inerziale. A mio avviso infatti alcun merito di ciò può essere attribuito alle deleterie politiche poste in essere nei confronti della Sicilia a partire dall’Unità d’Italia. Tali politiche sono state invece ferocemente repressive all’inizio, mentre successivamente hanno frenato pesantemente le straordinarie potenzialità di sviluppo della nostra terra ed hanno prodotto gravissimi regressi sul piano delle attività produttive nonché effetti devastanti sotto il profilo sociale e culturale. Basti pensare al solo clientelismo elettorale, sul quale si basa oggi, purtroppo, tutta l’impalcatura del sistema politico regionale. Clientelismo che ha sancito la morte della meritocrazia, ossia di quella che è la componente essenziale ed imprescindibile di qualsiasi pregevole realtà produttiva ed evoluta. Clientelismo che è, per contro, la principale causa di degrado sociale e che, a sua volta, determina l’abitat naturale ed ideale delle organizzazioni mafiose e malavitose.
Ma torniamo all’analisi storica.
Quello che a mio avviso è essenziale chiarire, per cominciare, e che: il Nord produttivo, di cui tanto i nostri confratelli settentrionali si riempiono la bocca, ed il Sud degradato, viziato, e sottosviluppato, sono in realtà “DUE ASPETTI DELLA STESSA MEDAGLIA”. Una medaglia che ha delle precise radici storiche. Con ciò volendo proprio significare che il Nord produttivo Italiano, non sarebbe mai esistito senza il depauperamento economico, culturale e morale del meridione Italiano. E questa “medaglia” si chiama proprio “UNITA’ D’ITALIA”.
Per dimostrare questo teorema basti pensare, per cominciare, che le condizioni del Sud Italia, all’epoca dell’annessione del Regno delle Due Sicilie al Ducato Savoia, non erano così catastrofiche come i libri di storia di sistema vogliono farci credere. Ed anzi l’economia del Regno Borbonico, se non proprio fiorente, godeva di salute di gran lunga migliore di quella Piemontese e Lombarda.
A differenza di quanto vogliono farci credere infatti i libri di storia di “regime” nel sud, e quindi anche in Sicilia, non c’era soltanto miseria, sebbene anche va riconosciuto che la classe sociale peggio messa fosse quella dei contadini, ma c’erano anche fiorenti industrie siderurgiche, industrie tessili della seta, industrie estrattive dello zolfo, flotte navali importanti (è proprio siciliano il primo battello a vapore transatlantico), industrie di produzione di vini pregiati conosciute in tutto il mondo (il vino “marsala” ad esempio). Per non parlare dell’importante commercio internazionale dei pregiati prodotti agricoli meridionali (agrumi, olio, vino, grano ecc.). Cito a riguardo solo uno dei nomi degli industriali più famosi e potenti della Sicilia pre-unitaria: la famiglia Florio, che in pochi decenni creò un impero economico paragonabile solo a quello dei Rothschild e dei Vanderbilt. Pochi poi sanno che la quasi totalità delle risorse del nuovo regno d’Italia, che provenivano quasi esclusivamente dalle regioni meridionali e dalla Sicilia, (giacché i Piemontesi ed i Lombardi avevano solo debiti) costituite in massima parte dalle riserve auree trafugate al conquistato Regno delle Due Sicilie e successivamente occultate (vedasi a riguardo gli atti parlamentari dell’epoca) furono spese tutte quasi esclusivamente al Nord per la realizzazione delle infrastrutture viarie stradali e ferroviarie, per gli acquedotti, i porti e per tutte le altre opere di bonifica ed urbanizzazione del territorio che poi si rilevarono strategiche, fondamentali ed imprescindibili per i successivi grandi insediamenti industriali Piemontesi e Lombardi (costruiti quindi anche col sudore e col sangue dei nostri nonni e bisnonni). Stessa sorte ebbero, nei decenni successivi, le rimesse dei nostri emigrati negli USA e nelle altre parti del mondo. Insomma, altro che liberatori, i Savoia, per tutta la durata del loro regno si sono dimostrati nei confronti della Sicilia (e più in generale nei confronti di tutto il meridione), come i peggiori colonizzatori e depredatori che l’Isola avesse mai conosciuto in tutta la sua quasi bimillenaria storia.
Sono storicamente testimoniati a riguardo i moti insurrezionali della popolazione già all’indomani dell’annessione della Sicilia al ducato dei Savoia: i Siciliani già si erano resi conto di essere stati truffati e quindi del clamoroso errore di non avere impedito convintamente il successo dei garibaldini. Così come sono note agli storici più onesti le conseguenti spietate e vergognose repressioni poste in essere dall’esercito piemontese, che fucilò barbaramente migliaia di civili inermi comprese donne, vecchi e giovani, e persino una bambina di appena nove anni, rea di simpatizzare per il movimento autonomista.
Tutto ciò è asseverato e documentato da storici Siciliani e meridionali di notevole rigore ed indiscussa competenza, mai sino ad oggi smentiti (cito, uno per tutti, il dottissimo Prof. Santi Correnti, docente, tra l’altro, di Storia della Sicilia).
Per quanto riguarda in personaggio Garibaldi, quindi, la mia idea è che egli fosse, nella migliore delle ipotesi, un “utile idiota” nelle mani dei Savoia. Nell’ipotesi peggiore invece, come pare più probabile, egli era invece un becero mercenario criminale. In ogni caso Garibaldi ha procurato un danno incommensurabile ai Siciliani, i quali si sono ingenuamente fidati di lui, che invece li ha crudelmente ingannati con false promesse. In realtà invece ad opera di questo nizzardo (Garibaldi era di Nizza), veniva posto in essere il criminoso progetto della invasione e colonizzazione della Sicilia tramato dai Savoia.
Per i Siciliani Garibaldi quindi non è affatto un eroe, ma un ingannatore ed usurpatore (per non dire di peggio). Farebbero bene quindi tutti gli amministratori pubblici Siciliani a disporre il cambio del nome di tutte le piazze, strade, vie ed istituti a lui intitolati. Trova in tal senso tutta la mia ammirazione e solidarietà, il Sindaco di Capo d’Orlando, che qualche tempo fa ha provveduto a rinominare la ex piazza Garibaldi.
Ma la storia della colonizzazione della Sicilia da parte degli italioti non finisce qui. Continua anche nell’epoca dell’Italia fascista ed in quella repubblicana e persevera ancora oggi in forma ancora più subdola e virale. Ne potrei ampiamente parlare e dare dettagliate dimostrazioni. Ma il discorso diventerebbe troppo lungo. Se comunque a qualcuno interessa, sarò lieto di riprendere la discussione.

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