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«il sottosviluppo esiste solo laddove vi è sfiducia nel cambiamento» A. Cottica

Invito i membri della comunità digitale di vedere le foto da me scattate durante la visita al cimitero.
E' estremamente vergognoso come l'Amministrazione non abbia alcun rispetto per la Casa dei nostri Cari Estinti.
Mi appello alla Vostra sensibilità.

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Risposte a questa discussione

Purtroppo non ho bisogno di vedere le tue foto...vado tutte le settimane al cimitero e spesso mi chiedo se i nostri amministratori si rendono conto di questo degrado o semplicemente pensano che chi non vota non ha diritto ad un trattamento dignitoso. Non hanno congiunti in quel luogo? Non si vergognano di ciò che vedo, quando vanno a deporre un fiore ?

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Il cimitero purtroppo non è un’eccezione. È nello stesso stato di degrado in cui versano numerosi altri monumenti cittadini. Probabilmente non si ancora acquisita l’idea che l’area cimiteriale è a tutti gli effetti un’area monumentale soggetta a “tutela”. Testimonianza di una storia recente, ove il recente significa ormai duecento anni di vita cittadina. Una vita scandita anche dalle iscrizioni poste sulle lapidi, dalla disposizione delle tombe che, nella parte antica, hanno sapientemente integrato natura e paesaggio con l’intervento di uomini consapevoli che stavano costruendo una dimora destinata a superare i secoli e ad essere testimone della “vita” della città. All’ombra di alberi ormai secolari si affacciano i busti di nostri concittadini, giacciono le lapidi con le quali congiunti pietosi hanno voluto ricordare un momento altamente significativo per la vita dell’uomo: l’incontro con sorella morte.
È triste vedere queste lapidi divelte, rotte, quasi illeggibili. Questa storia andrebbe riscoperta per riportare alla luce quanti ci hanno preceduto e le dinamiche culturali – diremmo oggi – che si celano dietro ogni epigrafe.
Nella Regione in cui opero, l’Emilia Romagna, ormai da decenni i cimiteri di città e paesi, nella parte storica, sono oggetto di tutela da parte dell’Ente locale coordinato dalle Soprintendenze di settore. Si è intervenuto censendo le lapidi, trascrivendo le epigrafi, restaurando i materiali più degradati, provando ad integrare la parte così detta monumentale con gli ampliamenti moderni. Potrei citare il caso di Imola seguito personalmente, senza però far torto ai tanti cimiteri di piccole città, tutti in ordine, oggetto d’attenzione delle singole amministrazioni. E non credo sia un problema di costi. È soprattutto un problema di consapevolezza culturale. Avessi del tempo e una squadra di “volontari”, magari da recuperare tra i tanti articolisti comunali (ci sono ancora?), in due mesi potremmo mappare completamente il cimitero e programmare i restauri più urgenti. Ma è ancora più grave il “degrado” architettonico della parte moderna del cimitero. Provate a confrontare gli spazi e le armonie paesaggistiche e monumentali della parte alta con i “posteggi-alveare” della zona moderna. Uno stesso paesaggio è assimilato in alto ed è violentato, ignorato in basso. E questo non è un problema di soldi, ma di intelligenza progettuale.

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Ciao Cigoli,

era da un po' di tempo che avrei voluto commentare questa discussione avviata da Maryma e tu mi dai l'occasione per farlo.

E mi sembra anche che la tua proposta sia davvero degna di essere considerata con molta attenzione.

Se vieni giu' in Sicilia durante queste festività natalizie si potrebbe organizzare un incontro al Caffè Galante (che come avrai letto abbiamo riaperto per questo breve periodo) per dibatterne pubblicamente anche in presenza di esponenti dell'amministrazione e del consiglio comunale.

Gli articolisti (o sotto altra denominazione) ci sono ancora e la loro gestione rappresenta a mio avviso uno dei problemi piu' spinosi dell'amministrazione.

E' proprio a proposito degli articolisti che meditavo di replicare a Maryma; il tema dicevo è delicato perché non si capisce bene se si abbia paura o se non si abbia, tout court, la capacità di gestirli ed impegnarli in modo realmente produttivo a beneficio dell'intera comunità cittadina e probabilmente delle casse comunali (risparmiando su lavori appaltati all'esterno); purtroppo la sensazione che si percepisce diffusamente è che, senza voler ovviamente far di tutta l'erba un fascio (so di molte lodevoli eccezioni), una buona parte degli articolisti facciano di tutto per "evitare" di lavorare e, poiché rappresentano un ragguardevole serbatoio di voti, si tema di urtare la loro suscettibilità; si ha la sensazione che essi facciano di tutto per ostacolare qualsiasi tentativo di tenerli impegnati e che non esistano controlli sugli obiettivi che vengono loro assegnati (quando questo avviene); in altre parole sembra che quello di cui ci si lamenta in questa discussione sia proprio dovuto a questa incresciosa situazione: gli articolisti che remano contro e l'amministrazione che non riesce o che non vuole imporsi su di loro.

Se tutto questo fosse vero, sarebbe grave, quindi un pubblico confronto sull'ipotesi di un loro impiego per una finalità ben specifica e nelle modalità che andresti ad indicare, potrebbe essere davvero utile nel concreto.

Fammi sapere se ti è possibile e se sei disponibile a partecipare al dibattito ipotizzato.

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Magari potessi. Ma il Natale debbo viverlo con “i miei”, rigorosamente a Bologna. Poi incombono gli impegni di lavoro. Sono appena tornato da Guadalajara, in Messico, ove ho presentato un dipinto di notevole spessore culturale, un’opera di Paolo Veneziano. Non te ne parlo tanto per il dipinto, quanto per l’esperimento che sto conducendo attorno all’opera. Il capolavoro è accompagnato da un rilievo tattile tridimensionale destinato alle persone ipovendenti o non vedenti. Con il tatto si vuole consentire a queste persone di esplorare un oggetto di per se impalpabile come è la pittura. Tornerò in gennaio a Città del Messico, per presentare l’opera nel più importante museo della città e all’Università per il tramite del nostro Istituto Italiano di Cultura. Analoga esperienza è stata appena fatta a Bologna con un’altra opera di un celebre pittore padano del XIV secolo: Vitale da Bologna. Di questo mi piacerebbe parlare, anche se non sono eventi costruiti a Patti ... ma alla fine sono stati pensati da un pattese e spero possano essere destinati a tanti. Magari in estate, quando spero di poter tornare a casa sia pure per un breve periodo, potremo incontrarci da Galanti. ... vediamo di quanto è aumentato il gelato. Qualche tempo fa, l’altro ieri, costava 10 lire.
Ciao Franco

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Caro Franco, mi fa piacere saperti impegnato in attività così prestigiose che danno lustro a te e indirettamente anche alla nostra cittadina; allo stesso tempo sembra però sfumare una possibilità che mi sembrava quasi a portata di mano a meno che tu non ti presti per un collegamento da Bologna. Allora si potrebbe tentare un dibattito ugualmente anche se le persone in sala si interfaccerebbero con te tramite un monitor.

In estate mi farà molto piacere poterti incontrare anche se mi sa che sarà ancora un po' presto per assaggiare nuovamente un gelato da Galanti (ma lo prendo per augurio).

Intanto ti faccio tanti auguri per il tuo interessantissimo lavoro e ti ringrazio per aver comunque voluto esprimere una testimonianza che ha molto innalzato la qualità di questo luogo digitale e allo stesso tempo fornito ai pattesi uno spunto concreto e di qualità su cui lavorare (potenza delle reti!).

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Si vede che sei lontano da Patti e non sai che gli articolisti ormai si chiamano contrattisti. La sostanza non cambia, ma vorrei spezzare una lancia in loro favore. Sono stati sfruttati con promesse solo perchè sono "voti", ma molte di queste persone in questi anni hanno fatto più del loro dovere ricevendo in cambio un contratto che la regione rinnova di anno in anno lasciandoli sempre con la paura di essere licenziati. Sono precari da 19 anni e si ricordano di loro solo nel periodo elettorale. Comunque io mi offro come volontaria se si riesce a mettere su un'iniziativa che valorizzi ciò che di antico c'è nel cimitero di Patti.
Ciao Maria

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Credo anch’io che tra i tanti contrattisti ci siano persone valide e motivate. Mi rivolgerei proprio a queste per trasformare un lavoro abitudinario, quasi un non-lavoro, in un’esperienza esaltante legata alla ricerca e alla scoperta. Nel suo piccolo, il cimitero potrebbe diventare una palestra sperimentale. Alcuni filoni mi sono chiari, altri andrebbero verificati. Ad esempio si impone una trascrizione e fotografia delle singole iscrizioni delle lapidi. Vedrai che tutte assieme rappresentano una bella pagina di affetti dichiarata magari con un linguaggio lento e retorico, ma vivo. Molto meglio dei dati anagrafici che contraddistinguono le tombe moderne. Poi ci sono degli autentici “tesori”, come l’area riservata “agli Innocenti”. In altre parole il cimitero dei bambini. Si coglie ancora lo strazio dei tanti genitori che hanno vissuto l’esperienza del dolore più grande: la perdita di un giovane figlio. Infine la ricerca dei tanti “titoli” o presunti tali valorizzando, quando ci sono, alcuni segni significativi:uno stemma massone ad esempio e altre cose del genere.

Il tutto potrebbe diventare una “mostra” fotografica divisa in varie sezioni. Il “censimento” sarebbe anche l’occasione per annotare lo stato di conservazione delle lapidi e preventivare i necessari interventi (ricomposizione lastra, consolidamento, sostituzione, pulitura tomba) e per distinguere il valore documentario (riguarda tutte) da quello “artistico” e per quest’ultimo individuare una scaletta per la rilevanza. Capisco che sono lavori per i quali occorre un po’ d’esperienza, ma non è impossibile farlo. Penso ai più interessati tra i contrattisti, ma anche ai tanti universitari “umanistici” che potrebbero cimentarsi anche in una tesi di laurea sulle epigrafi e, più in generale, sull’architettura e l’organizzazione cimiteriale: dal rito dell’inumazione (magari con un escursus dal mondo greco ai nostri giorni) al valore simbolico del “monumento” sepolcrale; al culto dei morti infine, mettendo a confronto tradizione popolare e rito cattolico; la tomba e il ricordo domestico.

Insomma io non sono un esperto, ma mettendosi assieme si possono fare tante cose.

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Ciao cigoli,
mi fa piacere che l'sos da me lanciato abbia sensibilizzato qualcuno.
Giusto oggi tornando al cimitero per una triste ricorrenza, mi sono ancor più resa conto e con tantissima indignazione come proprio la parte alta, la più antica è nell'abbandono più totale.
Monumenti sepolcrali di alto valore artistico invasi da arbusti di ogni specie; muri sgretolati, scale inaccessibili, contenitori di rifiuti stracolmi, aiuole che non conoscone cesoie...
insomma manutenzione inesistente almeno nelle parti alte quelle che non colpiscono gli sguardi di chi varca l'ingresso principale.
Altro che tutela.
Mi rifiuto di argomentare sul degrado architettonico "moderno" voglio solo far riferimento ad uno strano caseggiato sorto credo di recente, una sorta di "galleria" con tetto spiovente dove sono inseriti dei loculi.
Sconosco di chi sia stata l'iniziativa di cotale progetto che sfiora l'assurdo.
Allegati:

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certo che mi ricordo di Franco. avevo 18 - 20 anni quando ho provato a costruire un evento "Patti da salvare". Una mostra fotografica costruita assieme a Roberto Princiotta. Tra gli attivi collaboratori c'era Franco, Giuseppe da san Giorgio, l'avvocato Mellina e Filippo Irato. ... qualcuno però pensò che Irato e Mellina non avrebbero dovuto parlare perché, in quanto fascisti, sarebbero stati portatori di non cultura. La sera della presentazione alcuni non vennero o furono consigliati di non venire da gente potente da cui magari dipendevano per il prossimo inserimento nella scuola. Erano gli anni 70. è cambiato qualche cosa da quelle parti?

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